Un articolo dedicato alle Donne, ma anche agli Uomini desiderosi di comprendere il mio personale punto di vista rispetto ad una tematica importante, la professionalità femminile, che a volte si fa carico di pregiudizi e condizionamenti radicati (senza motivo) dentro e fuori di noi.
Un lavoro che capita
Quante Donne possono dire di aver scelto davvero il proprio lavoro?
E quante, invece, hanno semplicemente colto l’occasione che si è presentata?
Un contratto arrivato al momento giusto.
Un’amica che cercava una collega.
Un impiego vicino a casa.
Un lavoro compatibile con gli orari dei figli.
La necessità di contribuire al bilancio familiare.
Per molte donne, la storia professionale inizia con una NON scelta, magari una circostanza che diventa poi un dato di fatto a lungo termine.
Tengo a precisare che non c’è nulla di sbagliato in tutto questo: ricordo ancora il mio primo impiego e l’annuncio che avevo ritagliato dal giornale locale al quale avevo risposto per gioco. Una professione che non mi apparteneva davvero ma che rispecchiava il percorso di studi affrontato per assecondare i desideri altrui… (non voglio aggiungere altro poiché questo è un “super tema” che affronterò a tempo debito).
La vita ci porta spesso a prendere decisioni dettate dalle priorità del momento.
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Ti sei mai chiesto/a come vieni percepito/a dagli altri?
Non mi riferisco esclusivamente agli aspetti legati alla comunicazione, tema caldo dei miei percorsi formativi, croce e delizia di ogni genere di relazione perché, come spesso accade, quanto “diciamo” viene rielaborato, interpretato e distorto da chi abbiamo davanti.
Mi riferisco ad ogni tuo piccolo aspetto che forse sfugge anche alla tua percezione personale: postura, sguardo, intento e ovviamente messaggio.
Ho suscitato qualche curiosità?
Vediamo allora insieme di cosa si tratta.
In azienda come nella vita privata, siamo portati a pensare di comunicare con chiarezza, di trasmettere sicurezza, di essere aperti al dialogo o di saper guidare un gruppo. Per alcuni la leadership è forte e autentica, per altri si tratta di improvvisazione o di assenza totale di questa preziosa attitudine.
Emerge quindi una domanda fondamentale: quanto crediamo di esprimere coincide davvero con ciò che arriva a chi abbiamo di fronte?
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Sempre più spesso — e finalmente — sentiamo parlare di empowerment femminile. Lo troviamo nelle aziende, nei media, nei percorsi di crescita personale, nei progetti educativi e nelle conversazioni quotidiane.
Eppure, proprio perché il tema è sempre più presente, è naturale chiedersi cosa significhi davvero e perché oggi sia così importante parlarne.
In questo articolo desidero fare un po’ di chiarezza, andando oltre slogan e tendenze, per esplorare cosa rappresenti realmente l’empowerment femminile: per le donne, certo, ma anche per l’evoluzione della società nel suo insieme.
Women empowerment: significato e origine
L’espressione women empowerment — o female empowerment — viene utilizzata quasi sempre in inglese. E non è un caso.
La traduzione italiana più immediata potrebbe essere “potenziamento femminile” o “emancipazione femminile”, ma nessuna restituisce davvero la profondità del verbo inglese to empower: dare potere, mettere una persona nelle condizioni di riconoscere il proprio valore e di agire in modo consapevole nella propria vita.
Ed è proprio qui che il tema si fa interessante.
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