Ti sei mai chiesto/a come vieni percepito/a dagli altri?
Non mi riferisco esclusivamente agli aspetti legati alla comunicazione, tema caldo dei miei percorsi formativi, croce e delizia di ogni genere di relazione perché, come spesso accade, quanto “diciamo” viene rielaborato, interpretato e distorto da chi abbiamo davanti.
Mi riferisco ad ogni tuo piccolo aspetto che forse sfugge anche alla tua percezione personale: postura, sguardo, intento e ovviamente messaggio.
Ho suscitato qualche curiosità?
Vediamo allora insieme di cosa si tratta.
In azienda come nella vita privata, siamo portati a pensare di comunicare con chiarezza, di trasmettere sicurezza, di essere aperti al dialogo o di saper guidare un gruppo. Per alcuni la leadership è forte e autentica, per altri si tratta di improvvisazione o di assenza totale di questa preziosa attitudine.
Emerge quindi una domanda fondamentale: quanto crediamo di esprimere coincide davvero con ciò che arriva a chi abbiamo di fronte?
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Sempre più spesso — e finalmente — sentiamo parlare di empowerment femminile. Lo troviamo nelle aziende, nei media, nei percorsi di crescita personale, nei progetti educativi e nelle conversazioni quotidiane.
Eppure, proprio perché il tema è sempre più presente, è naturale chiedersi cosa significhi davvero e perché oggi sia così importante parlarne.
In questo articolo desidero fare un po’ di chiarezza, andando oltre slogan e tendenze, per esplorare cosa rappresenti realmente l’empowerment femminile: per le donne, certo, ma anche per l’evoluzione della società nel suo insieme.
Women empowerment: significato e origine
L’espressione women empowerment — o female empowerment — viene utilizzata quasi sempre in inglese. E non è un caso.
La traduzione italiana più immediata potrebbe essere “potenziamento femminile” o “emancipazione femminile”, ma nessuna restituisce davvero la profondità del verbo inglese to empower: dare potere, mettere una persona nelle condizioni di riconoscere il proprio valore e di agire in modo consapevole nella propria vita.
Ed è proprio qui che il tema si fa interessante.
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Oggi voglio iniziare con una domanda semplice, ma tutt’altro che banale: sai davvero riconoscere le tue emozioni?
Felicità, rabbia, disgusto, gratitudine, impazienza… fino ad arrivare all’apatia. Le viviamo ogni giorno, eppure spesso facciamo fatica a identificarle con chiarezza.
Non è un caso se un film come Inside Out abbia avuto un successo così grande: ci ricorda quanto le emozioni siano centrali nella nostra vita. Quando non impariamo a riconoscerle, accoglierle e gestirle, finiscono per influenzare profondamente le nostre scelte quotidiane.
Spesso si dice che le emozioni “nascono nella pancia” e non è solo un modo di dire: il nostro intestino è considerato il “secondo cervello” e reagisce costantemente ai nostri stati emotivi. Quando prendiamo una decisione “di pancia”, infatti, ci stiamo affidando all’emozione del momento. Si chiama ISTINTO e io credo molto in questa nostra capacità. Presta però attenzione può essere davvero utile nelle scelte rapide e ma rischioso quando sono in gioco decisioni importanti.


