Lavoratrice per caso? Quando il lavoro ti sceglie prima che sia tu a scegliere lui
Un articolo dedicato alle Donne, ma anche agli Uomini desiderosi di comprendere il mio personale punto di vista rispetto ad una tematica importante, la professionalità femminile, che a volte si fa carico di pregiudizi e condizionamenti radicati (senza motivo) dentro e fuori di noi.
Un lavoro che capita
Quante Donne possono dire di aver scelto davvero il proprio lavoro?
E quante, invece, hanno semplicemente colto l’occasione che si è presentata?
Un contratto arrivato al momento giusto.
Un’amica che cercava una collega.
Un impiego vicino a casa.
Un lavoro compatibile con gli orari dei figli.
La necessità di contribuire al bilancio familiare.
Per molte donne, la storia professionale inizia con una NON scelta, magari una circostanza che diventa poi un dato di fatto a lungo termine.
Tengo a precisare che non c’è nulla di sbagliato in tutto questo: ricordo ancora il mio primo impiego e l’annuncio che avevo ritagliato dal giornale locale al quale avevo risposto per gioco. Una professione che non mi apparteneva davvero ma che rispecchiava il percorso di studi affrontato per assecondare i desideri altrui… (non voglio aggiungere altro poiché questo è un “super tema” che affronterò a tempo debito).
La vita ci porta spesso a prendere decisioni dettate dalle priorità del momento.
Il problema nasce quando, con il passare degli anni, quel lavoro diventa una gabbia silenziosa. Ci si abitua, si smette di immaginare alternative e si finisce per credere che quella sia l’unica strada possibile.
Quando ci dimentichiamo di noi
E’ un processo lento. Uno stillicidio che pian piano risulta quasi piacevole.
Si mettono da parte passioni, aspirazioni e talenti.
Si diventa competenti nel proprio lavoro, ma non necessariamente felici e si continua perché “ormai è così”.
Il cambiamento fa paura perché si pensa di essere troppo grandi o perché il curriculum sembra raccontare una storia da cui non si può uscire.
Se stai annuendo, sappi che ti posso capire perfettamente. Mi sono ritrovata anch’io in questa situazione e ti posso assicurare che dietro molte donne che incontro c’è tutto questo, ma anche una domanda che aspetta solo di essere ascoltata:
“E se ci fosse qualcosa di più adatto a me?”
Voglio rassicurarti: scegliere non significa ricominciare da zero. Quando si parla di cambiamento professionale, spesso immaginiamo rivoluzioni radicali che prevedono di lasciare tutto, cambiare città o avviare un’attività con tutti gli annessi e connessi.
In realtà, scegliere può significare anche molto altro.
Scegliere vuol dire prendere consapevolezza delle proprie competenze, riconoscere ciò che ci viene naturale fare, imparare a raccontare il proprio valore, scoprire possibilità che fino a quel momento non avevamo nemmeno preso in considerazione.
Ho scelto di chiamare il mio percorso di empowerment e orientamento professionale Donne in Quota perché credo che ogni cambiamento autentico inizi da un nuovo sguardo su di sé.
Per vedere con chiarezza il proprio cammino, a volte è necessario salire di quota: cambiare prospettiva, osservare la propria storia con maggiore lucidità e prendere le distanze da convinzioni, paure e automatismi.
Solo da un punto di osservazione più alto possiamo riconoscere le nostre risorse, individuare nuove possibilità e scegliere con maggiore consapevolezza la direzione da dare al nostro futuro professionale.
Raggiungere una nuova “quota” non significa arrivare più in alto degli altri, ma trovare l’altitudine giusta da cui vedere, finalmente, chi siamo e dove desideriamo andare.
Dal lavoro che capita al lavoro che mi rappresenta
Non tutte sceglieranno di cambiare professione perché non è questo l’obiettivo.
L’obiettivo è fare in modo che il lavoro torni a essere una scelta consapevole, e non solo una conseguenza degli eventi: a mio avviso questa è una condizione imprescindibile per vivere appieno, con un continuum soddisfacente e sostenibile, la vita personale e professionale.
Per alcune significherà cercare un nuovo impiego, certamente, ma per altre il focus si orienterà sul chiedere maggiori responsabilità e per altre ancora avviare un progetto personale che da anni aspetta nel cassetto. Per altre invece si tratterà di confutare con orgoglio di essere sempre state sulla strada giusta e che lo smarrimento momentaneo capita a tutte noi.
La direzione cambia da persona a persona com’è giusto e normale che sia, ma ognuna avrà modo di vivere con gioia ed entusiasmo il processo di cambiamento in base al proprio vissuto e alle proprie aspirazioni.
Una scelta consapevole. E per attuarla, ritengo fondamentale affrontare e sciogliere i nodi che spesso ci mettono nella condizione di subire le circostanze e trasformarci così nelle protagoniste del nostro percorso.
Donne in Quota: uno spazio per riscoprire il proprio valore
È da questa riflessione che nasce Donne in Quota.
Un percorso dedicato alle donne che desiderano rimettersi in gioco, orientarsi nel mondo del lavoro, valorizzare le proprie competenze o costruire un nuovo progetto professionale.
Non è un corso che insegna a trovare un lavoro ma uno spazio in cui fermarsi, fare chiarezza e ritrovare fiducia nelle proprie possibilità perché prima ancora di aggiornare un curriculum o affrontare un colloquio, è importante riscoprire chi siamo, cosa sappiamo fare e quale contributo desideriamo portare nel mondo.
La domanda più importante
“Quale lavoro mi permette di esprimere davvero chi sono oggi?”
La risposta non arriva sempre subito.
Ma ogni percorso autentico inizia proprio da qui: dalla scelta di smettere di vivere una professione “capitata” e iniziare a costruire, passo dopo passo, una professione che ci assomigli.
Ogni percorso inizia con una presa di coscienza, con uno sguardo proiettato all’interno per comprendere quali siano i nostri punti di forza da valorizzare e portare nel mondo.
Cosa ne pensi? Concordi con me o c’è qualcosa che non ti torna? Mi piacerebbe saperlo e trovarci davanti ad un caffè o tisana per scambiare punti di vista e stimolare un confronto.
Nell’attesa di incontrarti, ti ringrazio per essere arrivata fino alla fine.
Dalle parole alla pratica
Concludo queste mie riflessioni, come di consuetudine, con un gesto pratico e semplice, un invito che può aiutarti nel creare quello spazio protetto in cui l’ispirazione e la creatività si rigenerano. Se ti va, lasciati trasportare dal flusso.
Scegli una mattina. Una delle prossime, non andare troppo in là.
Dedica 5 minuti di qualità a te stessa.
Quando ti svegli, riprendi coscienza pian piano e nel momento in cui ti senti pronta procedi in questo modo:
– Vai vicino ad una finestra
– Se la stagione lo concede, aprila e respira a pieni polmoni
– A piedi nudi, sentiti salda a terra
– Concentrati sul respiro: aria che entra e aria che esce
– Ascolta con attenzione almeno 10/15 respiri
– Concentrati solo sul tuo corpo e l’aria che entra ed esce
– Poi, quando ti senti pronta, rivolgi a te stessa questa domanda:
il mio lavoro è nutrimento per la mia anima? Ricarica le mie energie?
Lascia sedimentare.
E se vuoi, torna da me e fammi sapere.

